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30- Il racconto del Ciclo
 
Gli Zymachi hanno finalmente capito che Proteena non è il numero otto danneggiato: la carcassa del loro compagno giace nel ventre del capodoglio. "Chi sono io?" dice Proteena, "Chi siamo NOI, forse..." ed esaltata dall'incontro con il ladro comincia a parlare dei Ciclostani.

 
Un tempo il Ciclo era forte, fertile, e ci dava tutto ciò di cui avevamo bisogno. Si poteva ascoltare la Musica del Ciclo dagli alti picchi degli spinosi fino alle profondità del mare interno, popolato di sirene.
 
Ogni tanto il Ciclo sprofonda in una glaciazione la cui durata è sconosciuta. Durante questo tempo indefinito, noi viviamo come sospesi, in attesa. Nessuno sa quanto duri una glaciazione, nè quando sopraggiungerà la prossima, ma tra l'una e l'altra il Ciclo brulica di vita.
 
I primi a scongelarsi sono i padri esterni, gli spinosi. Si tratta di bestie sanguinarie, che accolgono il disgelo con canti tristi e incomprensibili. Nessuno può avvicinare uno spinoso (a meno che non sia stato modificato alla nascita)...
 
...nessuno eccetto le mezze madri, le viaggiatrici. Sono queste esseri dolci e miti, che per il bene dei figli del Ciclo compiono instancabili enormi tragitti, mantenendo il contatto tra le varie regioni. Alcune di loro, intrappolate dalla glaciazione, si trovano nei pressi degli alti picchi, e appena le condizioni lo permettono, si accoppiano con i padri esterni, ricevendo il primo uovo. Poi, passando attraverso i pori dei canaloni, intraprendono il lungo viaggio verso il mare interno.
 
Per prima cosa discendono gli alti rami della foresta che comincia a scongelarsi, acqua che scorre sui tronchi ghiacciati. Dal fondo dei loro nascondigli occhieggiano i mezzi padri, i ladri, ancora troppo intorpiditi per molestare le viaggiatrici che si avviano verso le radici della foresta...
 
...laddove si distende la sterminata città di noi padri e madri centrali, i soldati e le sacerdotesse/ scienziato.
 
 30.2- Il Racconto del Ciclo 2
 

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